“Manson scrive canzoni coi fiocchi, muovendosi sulle mezze tinte
dell’americana con gusto sopraffino. In ‘Under the Stone’ mette in fila
quindici brani solidissimi dove strofe, ritornelli e special sono tutti al
posto giusto.”
Antonio Gramentieri Musica! (La Repubblica)
“Jono Manson si conferma ancora una volta autore ispirato e cantante
profondamente ‘soulful’.”
B.V. (La Stampa)
“Apre lo show Jono Manson solo con chitarra e voce. Ma che voce! Potente, aggressivo e sicurissimo.”
Spanish Johnny (Frantic)
“Le giovani band, italiani compresi, dovrebbero imparare da lui: nessuna
pretesa, tanta voglia di suonare, tonnellate di passione, che bastano e
avanzano per andare avanti.”
Marco Denti (Buscadero)
“Una coppia d’assi sul tavolo da poker non farebbe la gioia di nessuno, ma
nel caso di questo ‘Gamblers’, la coppia costituita da Manson-Bonfanti vince la mano e porta a casa il Piatto! … Suona maledettamente bene.”
Gabriele Guerra (Backstreets)
“Se non fosse stato per Jono Manson non sarebbero esistiti i Blues Traveler, Spin Doctors e la scena jam newyorkese: neppure Joan Osborne avrebbe mai debuttato. Me lo sono sentito dire qualche decina di volte questo ritornello, e non da Jono, ma da diversi musicisti: la Osborne e John Popper in primis, quando li ho intervistati tempo fa. Jono che da tempo vive a Santa Fe, è un ragazzo simpatico dotato di una voce profonda che lo avvicina molto a quella di John Hiatt…Manson non è uno qualunque, la sua musica è meditata e profonda.”
Paolo Carù (Buscadero)
“Il respiro di New York vive nelle ballate di Jono”
(Corriere della Sera)
